“Uno straniero in un mondo ostile in cui bisogna avere costantemente uno scudo per difendersi e una spada per attaccare, perché si è sempre in una battaglia perenne con la realtà.” È questa la credenza fondamentale che influenza il comportamento di molti di noi, ci approcciamo al mondo come se fosse un nemico nel tentativo costante di farci fuori

La ragione per cui sempre più persone si sentono alienate e in conflitto con la vita è da ricondurre a due diversi modi in cui viene spiegata la realtà nella cultura occidentale: nella nostra società esistono due miti, due immagini, due prospettive, attraverso cui cerchiamo di dare un senso a ciò che ci circonda.

La prima prospettiva è la prospettiva della religione, la seconda è la prospettiva della scienza. Alan Watts definisce la prospettiva della religione “il modello ceramico dell’universo” e la prospettiva della scienza “il modello automatico dell’universo.”.

Come vedremo insieme, per diverse ragioni, entrambe queste rappresentazioni dell’universo portano all’alienazione dell’uomo dal resto del cosmo. Abbiamo un disperato bisogno di cambiare il modo in cui ci relazioniamo con la realtà, di trovare una via alternativa che ci faccia sentire uniti e in pace, invece che separati e in guerra con la natura.

Il modello ceramico dell’universo

Nel modello ceramico dell’universo, il mondo non è altro che un manufatto. Infatti, nella Genesi, Dio viene rappresentato come un architetto che crea l’universo in accordo con il suo progetto. Dio crea il mondo infondendo il suo volere nel brodo primordiale, allo stesso modo in cui un falegname crea una sedia dal legno, o un vasaio crea un vaso dall’argilla. L’universo è costituito da un brodo primordiale che non ha vita, né intelligenza di per sé, ma ha bisogno di un’entità esterna per essere in grado di prendere forma. Senza il volere di Dio, l’uomo non sarebbe altro che polvere.

Questo paradigma implica una separazione insanabile fra l’uomo e il divino, fra la materia e lo spirito, fra il creato e il creatore. L’uomo è un manufatto, è imprigionato sulla terra e Dio siede in paradiso sul suo trono, perciò, non ha nessuna possibilità di fare esperienza dell’Assoluto. La vita terrena assume importanza solo in relazione alla vita dopo la morte. Il rapporto fra l’uomo e Dio è lo stesso rapporto che c’è fra un suddito e un re, un rapporto basato sulla sottomissione.

È abbastanza curioso che nella maggioranza degli stati occidentali la forma di governo predominante sia una repubblica, ma la forma di governo, attraverso la quale, la gran parte delle religioni, spiega l’universo sia una monarchia.

Il modello automatico dell’universo

Nel corso del tempo, la scienza ha confutato gran parte dei dogmi del modello ceramico dell’universo. Tuttavia, ha preso in prestito dalle religioni la nozione secondo la quale l’universo sia governato da leggi ben precise. Nelle religioni queste leggi vengono formulate da Dio, secondo la scienza, invece, sono semplicemente leggi intrinseche nella struttura dell’universo. Infatti, uno degli obiettivi principali della scienza è descrivere e prevedere il comportamento della natura. Che Dio esista o meno è irrilevante per formulare delle teorie scientifiche. In questo modo, la scienza si è liberata del creatore delle leggi, ma ha mantenuto la nozione di leggi.

La rivoluzione scientifica ha dato vita alla concezione di un universo che corrisponde ad un’entità meccanica governata da principi regolari e prevedibili. In altre parole, il paradigma scientifico percepisce l’universo come se fosse un meccanismo, una sorta di orologio svizzero.   

La visione del mondo di Newton, su cui si basano molti dei paradigmi della scienza moderna, è fondata sulla concezione degli atomi come palle da biliardo che si scontrano e influenzano a vicenda, dando vita al mondo che percepiamo. L’uomo, secondo questo modello, non è altro che un ammasso molto complesso di atomi e l’universo non è altro che energia priva di intelligenza, ne deriva che la sua esistenza, come quella delle altre forme di vita, sia solo frutto del caso.

Perciò, da un momento all’altro, l’uomo potrebbe trovarsi in grave pericolo visto che è in balia di un’energia senza criterio che potrebbe rispedirlo nell’oblio da cui è nato. Questa concezione dà vita alla separazione fra uomo e natura, ovvero, l’uomo percepisce sé stesso come un’entità separata dall’universo di cui fa parte. Di conseguenza, la natura diventa un nemico da domare e conquistare, senza nessuna pietà: è proprio questa la causa dei disastri ecologici di cui ascoltiamo notizie ogni giorno.

La causa alla base della deforestazione dell’amazzonia, dell’inquinamento degli oceani, dell’inquinamento dell’atmosfera o di qualunque altro disastro ecologico, di cui l’uomo è responsabile, è da ricondurre alla percezione errata dell’essere umano come un corpo estraneo nell’ecosistema universale. Un imprenditore che si libera dei rifiuti tossici della sua azienda riversandoli in un fiume, non è in grado di comprendere che, in realtà, non sta inquinando un fiume, ma sta inquinando sé stesso.

Ciò che nella nostra cultura fatichiamo a capire, e che altre culture, che definiamo meno evolute, come quella degli indiani d’America, avevano ben chiaro è che essere in guerra con la natura equivale a essere in guerra con sé stessi. Non abbiamo bisogno di sottomettere la natura perché siamo un frutto della natura.

Gaia: l’uomo è un frutto del pianeta terra

L’alternativa al modello ceramico e al modello automatico dell’universo è comprendere che l’uomo è un frutto del pianeta terra allo stesso modo in cui una mela è un frutto di un albero di mele. Se un albero di mele “mela”, inteso come verbo, il pianeta terra “persona”, inteso come verbo, ovvero, l’uomo, come ogni altra specie animale o vegetale, è una conseguenza dell’esistenza della terra è, letteralmente, un frutto del nostro pianeta.

“La terra non è una grande roccia infestata da organismi viventi, proprio come il tuo scheletro non è infestato da cellule.”

Alan Watts

Allo stesso modo in cui il tuo corpo cresce i tuoi capelli, la terra dà vita all’uomo. Tuttavia, non siamo in grado di realizzare la connessione che c’è fra noi e il resto del cosmo, a causa dei paradigmi religiosi e scientifici che influenzano il nostro modo di percepire la realtà.

Il problema principale della scienza

Alcuni potrebbero storcere il naso perché sto paragonando la religione alla scienza. Il problema principale della scienza è che spesso fatica a mettere in discussione i suoi stessi paradigmi. Tuttavia, per scoprire qualcosa di nuovo, come ci insegnano le scoperte del passato, bisogna mettere in discussione la visione del mondo attuale, altrimenti non c’è spazio per il progresso.

Per esempio, ricercatori come Graham Hancock e Rupert Sheldrake sono stati criticati aspramente dalla comunità scientifica per le loro teorie, non sulla base delle loro scoperte, ma semplicemente perché ciò che hanno scoperto va contro ciò che la scienza reputa, al momento, vero

La connessione dell’universo

La teoria più accreditata, attualmente, per spiegare la nascita dell’universo è la teoria del Big Bang. Secondo questa teoria, l’universo ha avuto inizio da un’esplosione di immane potenza che ha dato il via all’espansione della materia, la quale è in atto ancora oggi. Presupponendo che il nostro universo sia davvero iniziato in questo modo, tu non sei solamente il risultato del processo che ha avuto inizio con il Big Bang, ma sei il processo stesso, sei l’energia primordiale dell’universo, che si esprime assumendo le sembianze di un essere umano.

“Il tuo organismo è un processo congiunto con tutto il resto della realtà, come le onde sono un processo congiunto con l’oceano. Il tuo corpo è congiunto con tutto il sistema energetico del cosmo.”

Alan Watts

La tua pelle non ti separa dall’universo, ma ti unisce con tutto ciò che ti circonda. Il Kybalion, un libro che spiega la filosofia ermetica, dice “Come in alto così in basso.” Questa frase, che sembra molto semplice, secondo me, è una chiave utile per comprendere molti dei segreti della vita.

“Come in alto così in basso” Vuol dire che la maniera in cui la natura si esprime è la stessa in sistemi grandi e in sistemi piccoli. Possiamo ritrovare la stessa intelligenza dell’universo analizzando il movimento degli atomi o il movimento del sistema solare. Utilizzando questa chiave di lettura, possiamo paragonare il corpo umano ad una cellula nell’organismo universale. Di conseguenza, ogni essere umano non è altro che una cellula all’interno dell’organismo che chiamiamo universo.

Ognuno di noi è una parte infinitesimale dell’universo, una piccola cellula nell’organismo cosmico. L’errore che facciamo è percepire la nostra identità come separata dal resto della realtà. Sarebbe come se una cellula del tuo corpo pensasse di non far parte di te. L’universo non è separato da te, è un’estensione di te, e tu sei un’estensione dell’universo, sei un punto di vista, un’apertura, attraverso cui l’universo fa esperienza di sé stesso.

Che cos’è uno strange loop?

Seguendo questo filo logico, si arriva ad una conclusione alquanto bizzarra, ovvero, comprendi di trovarti, in ogni istante della tua vita, all’interno di te stesso.

Ma come puoi trovarti all’interno di te stesso, ciò vorrebbe dire che non c’è niente all’infuori di te? Questa affermazione è un paradosso, è ciò che Douglas Hofstadter definisce uno strange loop. Uno strange loop è un oggetto o un sistema in cui la fine corrisponde anche al suo inizio, è qualcosa di impossibile, qualcosa che va contro la ragione, ma che nonostante ciò accade ugualmente. È la stessa situazione che troviamo nell’illustrazione, che probabilmente hai già visto, delle due mani che si disegnano a vicenda.

Oppure, nel simbolo, presente in molte culture antiche, dell’uroboro, il serpente che si morde la coda. Entrambe queste immagini lasciano intuire che la percezione, il processo di percezione e l’io che percepisce sono una cosa sola, in altre parole, la vita è un singolo processo, non esistono eventi separati nell’universo, proprio come puoi vedere nell’immagine dell’occhio che percepisce sé stesso.

Sei dentro te stesso

Quando passeggi per strada, non stai passeggiando per strada, ma stai passeggiando dentro te stesso. Se ti trovi all’interno di te stesso, la domanda sorge spontanea, cosa c’è all’infuori di te stesso? Ovvero, cosa c’è all’infuori della realtà? La risposta è che ci sei solo tu, non tu, inteso come il tuo ego, il tuo corpo o la tua mente, ma l’Io universale, l’energia primordiale, l’assoluto, lo spirito, la Vita con la V maiuscola o qualunque altro nome tu voglia dargli.

È proprio questa la ragione per cui è così difficile fare esperienza della tua vera identità, ovvero, la tua identità è ovunque, è infinità. Siamo come una goccia di consapevolezza, in un oceano infinito di consapevolezza, che non realizza di essere in un oceano infinito di consapevolezza, appunto, perché tutto ciò che vede o percepisce è acqua, è consapevolezza. Il modo migliore per nascondere un tesoro è camuffarlo in piena vista così che sia quasi impossibile riconoscerlo. Jed McKenna, uno dei miei autori preferiti, definisce l’uomo “Un uccello in gabbia in un cielo senza confini.” Ovviamente, la gabbia in questa metafora è l’idea della separazione. La gabbia, in realtà, non esiste, è solo un’idea.

La regola d’oro di Gesù

La regola d’oro di Gesù “Tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro.” Non è solo un principio di comportamento etico, ma è anche un’affermazione riguardo la realtà in cui viviamo: se tutto è uno, ciò che fai nei confronti di un’altra persona, lo stai facendo a te stesso. Sri Ramana Maharshi, uno dei mistici più influenti del secolo passato, dice la stessa cosa, infatti, quando gli venne chiesto come bisogna trattare gli altri rispose che non ci sono altri.

Le più grandi religioni del mondo contengono insegnamenti di non-dualità, l’idea che tutto è uno, che la manifestazione dell’universo non sia altro che la manifestazione dello spirito, “Io e il Padre siamo uno”. Il problema principale delle religioni è che questi insegnamenti vengono manipolati dall’ego delle persone e trasformati in insegnamenti ricolmi di paura.

Sei ciò che stai cercando

Quando riconosci la tua vera identità, quando percepisci la Realtà, con la R maiuscola, per la prima volta, non puoi fare altro che sorridere o piangere di gioia, o entrambe le cose allo stesso tempo, perché comprendi di essere sempre stato tutto ciò che hai sempre cercato. La verità, con la V maiuscola, è sempre stata davanti ai tuoi occhi, ma non eri mai stato in grado di comprenderlo perché, appunto, era ovunque. È per questo che il Buddha viene spesso rappresentato con un grande sorriso.

“Ho vissuto ai margini della pazzia, attendendo di conoscere le ragioni, bussando alla porta. Si è aperta. Bussavo dall’interno!”

Rumi

Perché esiste l’universo?

Come ho spiegato nei video in cui analizzo gli insegnamenti dei libri “Conversazioni con Dio”, lo spirito immagina di non essere spirito, immagina la dualità del mondo, per poter fare esperienza di sé stesso. Prova a visualizzare l’assoluto come una luce infinità, senza inizio, né fine, la luce può sapere di essere luce, ma non può fare esperienza di sé stessa come luce perché in questo scenario non esiste il buio, non appena compare il buio, la luce può fare esperienza di sé stessa come luce.   

In definitiva, ciò che ognuno di noi vuole, è conoscere sé stesso, diventare infinito. Tutte le nostre azioni sono dirette, inconsapevolmente, alla ricerca dell’infinito. A volte, però, cerchiamo l’infinito in posti sbagliati, per esempio, nelle droghe, nelle relazioni, nel piacere dei sensi o nell’ottenimento, a tutti i costi, del successo materiale.

Tuttavia, è impossibile fare esperienza dell’infinito attraverso il finito. La ragione per cui ogni tentativo indirizzato verso l’esterno non funzionerà mai per fare esperienza dell’assoluto è che non puoi diventare ciò che già sei, puoi solo essere ciò che già sei. Per fare esperienza dell’assoluto serve un cambio di prospettiva, serve percepire la realtà in maniera diversa, infatti, la separazione che percepisci fra te e il mondo esterno non è altro che un’illusione ottica.

Perché esiste il male?

Una delle riconciliazioni più difficili da fare per comprendere che la realtà non è altro che l’attualizzazione o il movimento dello spirito è realizzare che se lo spirito è infinito, per definizione, lo spirito deve contenere qualunque possibilità. Di conseguenza, anche ciò che dalla prospettiva umana percepiamo come sbagliato o come male deve esistere, altrimenti la verità non sarebbe infinità.

Prova a prendere in considerazione la possibilità che l’idea di Dio a cui siamo abituati a credere nella nostra cultura sia perlomeno ingenua.  

“Ben oltre le idee di giusto e di sbagliato c’è un campo, ti aspetterò laggiù” 

Rumi

Pensiamo che il Tutto debba essere solo amore e pietà, quando, invece, comprende la totalità di ogni singola possibilità, perché se non fosse così il Tutto non sarebbe il Tutto. Nelle tradizioni orientali, Dio viene percepito anche come orrore, terrore, dolore e sofferenza. Per esempio, la divinità indù Shiva è conosciuta come il distruttore di mondi, e il Tutto è anche Shiva.     

Ovviamente, non sto dicendo che fare del male sia giusto da un punto di vista etico. Quello che sto affermando è che anche ciò che definiamo il “male”, fa parte della Realtà con la R maiuscola. Inoltre, da un punto di vista prettamente psicologico, per essere in grado di scegliere consapevolmente di fare del bene, devi comprendere di essere in grado di poter fare del male. Se vuoi approfondire questo argomento, guarda la mia recensione del libro di Orwell “1984”.

Una manifestazione dell’intera esistenza

Questo principio ha ripercussioni anche su te stesso. Per esempio, se non accetti il tuo corpo e credi di avere dei difetti, ciò che definisci “difetti”, in realtà, sono una manifestazione imprescindibile dell’intera esistenza. Senza ciò che tu definisci “difetti” la verità non sarebbe la verità perché non comprenderebbe l’insieme di qualunque possibilità. In altre parole, lo spirito, Dio o l’assoluto, non sarebbe completo senza la tua attuale incarnazione, senza il tuo attuale punto di vista.

L’insegnamento principale di Gesù si basa su questa idea, se tutto è uno, quando perdoni un altro per un torto che ti ha commesso, in realtà, stai perdonando te stesso. “Perdonare” è un altro termine per dire “amare”, perciò, quando perdoni un altro, stai amando te stesso. Immagina quale livello di consapevolezza straordinario bisogna avere per perdonare chi ti sta crocifiggendo. L’Assoluto accetta così profondamente sé stesso che permette ad ogni singolo aspetto di sé stesso, anche gli aspetti più terrificanti, di esistere.

Cosa vuol dire infinito?

È dall’alba dei tempi che filosofi e scienziati cercano di individuare la base della materia senza successo. La ragione per cui è impossibile trovare la base della materia è esattamente perché la realtà è infinità sia in positivo che in negativo. Ovvero, se avessimo un microscopio abbastanza potente, potremmo zoomare all’interno di qualunque oggetto all’infinito. L’opposto è altrettanto vero, se avessimo un telescopio abbastanza potente, potremmo osservare la vastità dell’universo all’infinito. Per comprendere meglio questa idea ti consiglio di guardare un breve video che si chiama Powers of Ten, puoi trovarlo facilmente su YouTube.

Se l’universo è infinito, ne deriva che tutto è relativo, dipende da che punto di vista guardiamo le cose: la tua mano è grande come la via lattea, e la via lattea è grande come un granello di sabbia. Centomila eoni sono un secondo e un secondo sono centomila eoni. È per questo che alla domanda “dove si trova l’universo? ” È possibile rispondere solo in due modi: l’universo non si trova da nessuna parte, oppure, l’universo si trova ovunque. “Dio è un cerchio il cui centro è dappertutto ma la cui circonferenza è in nessun luogo.” Questa frase, attribuita a diversi filosofi, riassume in maniera brillante l’idea di cui ho appena parlato.

Sei sempre al centro dell’eternità

Per affermare dove un oggetto si trovi, bisogna avere un secondo oggetto da mettere in relazione al primo oggetto, ma, se esiste solo un singolo oggetto, è impossibile affermare dove questo oggetto si trovi perché non esiste nient’altro a cui relazionarlo. Sopra o sotto, destra o sinistra, dentro o fuori, sono solo convenzioni che usiamo per essere in grado di relazionarci gli uni con gli altri e per vivere in modo normale. Prova a immaginare di essere un astronauta che viaggia nella vastità dello spazio, in questo esperimento mentale, è impossibile affermare in quale posizione ti trovi perché non puoi percepire nessun oggetto all’infuori del vuoto assoluto con cui metterti in relazione.

Perciò, ovunque tu ti possa trovare, o in qualunque momento tu ti possa trovare, sei sempre nella stessa posizione, o meglio, sei sempre al centro dell’eternità. Potresti viaggiare in qualunque direzione per milioni di anni luce, ma il luogo in cui ti troverai alla fine del tuo viaggio sarà sempre il centro dell’universo, appunto perché non c’è niente all’infuori della realtà.

La realtà non ha confini

Uno degli ostacoli più grandi da superare per fare esperienza della connessione fra noi e l’universo è la concezione dell’esistenza di eventi e oggetti separati dall’universo stesso. I limiti, ovvero, i nomi che imponiamo alla realtà attraverso il linguaggio non esistono nella realtà di per sé, sono proiezioni mentali, ciò vuol dire che la realtà non ha confini, come detto in precedenza, l’idea che tu sia solo il tuo corpo o la tua mente è solo un’idea. Per approfondire questo argomento, ti consiglio di leggere il libro “Oltre i confini” di Ken Wilber.

Non esistono oggetti separati gli uni dagli altri, l’universo è un singolo organismo di cui ognuno di noi fa parte. In altre parole, qualunque oggetto tu possa percepire è l’espressione dell’intero universo dal suo inizio con il big bang fino al momento presente in cui lo stai percependo. Nella vita di tutti i giorni non siamo in grado di comprenderlo perché viviamo in una realtà concettuale costruita dalla nostra mente.

L’originazione interdipendente

Il monaco buddhista, Thich Nhat Han spiega questo insegnamento in modo splendido, analizzando un oggetto comune, come la pagina di un libro:

“Un poeta, guardando la pagina di un libro, si accorge subito che dentro c’è una nuvola. Senza la nuvola, non c’è pioggia; senza pioggia, gli alberi non crescono; e senza alberi, non possiamo fare la carta. La nuvola è indispensabile all’esistenza della carta. Se c’è questo foglio di carta, è perché c’è anche la nuvola. Possiamo allora dire che la nuvola e la carta inter-sono. “Inter-essere” non è riportato dai dizionari, ma, unendo il prefisso “inter” e il verbo “essere”, otteniamo una nuova parola: inter-essere. Nessuna nuvola, nessuna carta: per questo diciamo che la nuvola e il foglio inter-sono. Guardando più in profondità in questa pagina, vedremo anche brillare la luce del sole. Senza luce del sole le foreste non crescono. Niente cresce in assenza della luce solare, nemmeno noi. Ecco perché in questo foglio di carta splende il sole. La carta e la luce del sole inter-sono. Continuiamo a guardare: ecco il taglialegna che ha abbattuto l’albero e l’ha trasportato alla cartiera dove è stato trasformato in carta. sappiamo che l’esistenza del taglialegna dipende dal suo pane quotidiano, quindi in questo foglio di carta c’è anche il grano che è finito nel pane del taglialegna. C’è altro: i genitori del nostro taglialegna. Guardando in questo modo, comprendiamo che la pagina che stiamo leggendo dipende da quelle cose. Se guardiamo ancora più in profondità, vedremo nel foglio anche noi. Non è difficile capirlo: quando guardiamo un foglio di carta, il foglio è un elemento della nostra percezione. La vostra mente è lì dentro, e anche la mia. Nel foglio di carta è presente ogni cosa: il tempo, lo spazio, la terra, la pioggia, i minerali del terreno, la luce del sole, la nuvola, il fiume, il calore. Ogni cosa co-esiste in questo foglio. “Essere” è in realtà inter-essere: per questo dovrebbe trovarsi nei dizionari. Non potete essere solo in virtù di voi stessi, dovete inter-essere con ogni altra cosa. Questa pagina è, perché tutte le altre cose sono.”

Thich Nhat Han

Alcuni esercizi

Un esercizio efficace per intuire la tua connessione con la realtà è osservare la tua mano e cercare di individuare il punto esatto in cui il mondo esterno finisce e la tua mano inizia, lasciando, però, da parte, ogni tipo di preconcetto che tu possa avere nei confronti della realtà. Lascia da parte la credenza che tu sia solo il tuo corpo, la tua mente, il tuo pensiero, il tuo nome o qualunque altra idea con cui tu ti possa identificare.

In poche parole, guarda la tua mano come se fosse la prima volta che tu la stia guardando. Grazie a questo esercizio potresti riuscire a dissolvere, per qualche secondo, il nodo di concetti che costituisce il tuo ego e comprendere che non esiste un confine reale fra la tua mano e lo spazio che ti circonda.

Invece, per comprendere l’aspetto infinito della realtà, trovo utile riflettere sul fatto che ogni singolo istante della vita sia differente dal precedente. Per esempio, quando passeggi per strada, prova a meditare su come tutto ciò che percepisci non sia altro che infinito: una busta di plastica che viene trasporta dal vento, il movimento delle foglie degli alberi, il cinguettio degli uccelli, le persone che camminano nella direzione opposta alla tua, non sono altro che il movimento dell’infinito.

Più di ogni altro esercizio, ti consiglio di riscoprire la bellezza del porsi domande nei confronti dell’esistenza: “Che cosa sono io?”; “Che cos’è la vita?”; “Che cos’è la morte?”; “Che cos’è la realtà?”; “Che cos’è la verità?”; “Qual è la differenza fra essere e non essere?” eccetera, eccetera. Ricorda che tu sei l’unica autorità valida, nessuno può rispondere a queste domande al tuo posto. L’errore che, praticamente, ogni essere umano compie è rinnegare la propria autorità e accettare le risposte, ai quesiti fondamentali della vita, che gli vengono fornite dalla società in cui nasce.

Non devi assolutamente credere a nulla di ciò che ho detto, al contrario, ti invito a riflettere e a trarre le tue conclusioni. Il mio obiettivo è spronarti a mettere in discussione le tue credenze, a porti domande, a riflettere, a farti meravigliare del miracolo che è l’esistenza. Questo video non è altro che un invito alla ricerca, tutto ciò che ho detto è stato già detto, in forme diverse, da mistici, filosofi, scrittori e artisti di ogni epoca.

Che cos’è l’illuminazione spirituale?

Uno dei fraintendimenti più comuni riguardo l’illuminazione spirituale è che sia una realizzazione unica, ovvero, sei illuminato, oppure, no, allo stesso modo in cui si accende una lampadina. In realtà, esistono diversi livelli di comprensione spirituale e sviluppo della coscienza, questo spiega perché così tante persone che parlano di spiritualità sembrano contraddirsi a vicenda. Inoltre, diversi insegnanti provengono da culture diverse, usano termini diversi, si concentrano su un singolo aspetto della comprensione della realtà e ne tralasciano altri.

Immagina la comprensione della realtà come se fosse una montagna, alcuni insegnanti non hanno raggiunto la vetta, quindi, non hanno una visione d’insieme del percorso da compiere. Ciò non vuol dire che i loro insegnamenti non ti possano essere utili, ma semplicemente che non sono completi. Ad un certo punto, dovrai abbandonarli e continuare il tuo percorso da solo o adottando gli insegnamenti di qualcuno che abbia raggiunto un punto più elevato della montagna.

Più approfondisco le mie ricerche nel campo della spiritualità, della filosofia, della religione e della scienza più mi rendo conto di quanto la realtà sia complessa, più mi rendo di quanto la tana del bianconiglio sia profonda. Perciò, ti consiglio di effettuare le tue ricerche nel modo più vasto possibile senza mai abbandonare il tuo spirito critico. Applica ciò che reputi valido e abbandona il resto.

La crescita spirituale e la maturazione psicologica non sono necessariamente collegate. Ciò vuol dire che anche se dovessi avere una profonda esperienza spirituale, i problemi nella tua vita di tutti i giorni non si risolveranno magicamente. Per esempio, se hai problemi nelle tue relazioni, questi tuoi problemi saranno ancora lì dopo la tua esperienza. I tuoi problemi continueranno ad esistere, ciò che molto probabilmente cambierà sarà il significato e l’importanza che gli attribuisci, sarà il modo in cui ti relazioni alla vita in generale. Ken Wilber, uno dei fondatori del pensiero integrale, spiega molto bene questa differenza nei suoi libri.

Considerazioni finali

Ti ricordo che non sono un guru, sono solo un ragazzo che ama la saggezza e che è affascinato dai misteri della vita. Tutto ciò di cui ho parlato non ha nessun valore, se non lo verifichi attraverso un’esperienza diretta o non lo comprendi in modo diretto.

Se vuoi approfondire le tue ricerche sulla non-dualità, ti consiglio di seguire il lavoro di Leo Gura, ho creato una playlist con alcuni dei suoi video più affascinanti. Sono in inglese, se non parli inglese, vale la pena impararlo solo per essere in grado di guardare i suoi video, questo per farti capire quanto li reputo interessanti.

Inoltre, puoi guardare una bellissima animazione di una breve storia che si chiama “L’uovo” che riassume tutto ciò di cui ho parlato, è in inglese, ma puoi selezionare i sottotitoli in italiano. Grazie per aver visto il video, lascia un mi piace e se sei nuovo sul canale, mi raccomando iscriviti, alla prossima.

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