Carlos Castaneda e il rapporto con Don Juan Matus

Il libro di cui ti parlerò in questo video è “La ruota del tempo” di Carlos Castaneda. Castaneda è stato un antropologo che ha riscosso un grande successo letterario, grazie ai resoconti, di cui parla nei suoi libri, del suo apprendistato con Don Juan, uno stregone messicano che lo ha introdotto alla cultura sciamanica.

Come spesso capita per gli autori di contenuti spirituali, Castaneda è una figura molto controversa. Infatti, probabilmente, il suo rapporto con Don Juan è solo frutto della sua immaginazione. Piuttosto che discutere di questa polemica, mi interessa parlarti della saggezza inconfutabile presente nel libro “La ruota del tempo”, che è una raccolta delle sue migliori citazioni.

Carlos Castaneda e la strada con il cuore

“Ci sono milioni di strade. Un guerriero, di conseguenza, deve sempre tenere presente che una strada è soltanto una strada; se sente di non doverla seguire, per nulla al mondo dovrà indugiarvi. La decisione di proseguire su di essa o di abbandonarla dev’essere presa indipendentemente dalla paura o dall’ambizione. Un guerriero deve considerare ogni strada con attenzione e determinazione e c’è una domanda che non può fare a meno di porsi: questa strada ha un cuore? Le strade sono tutte uguali: non portano da nessuna parte. Ciononostante, una strada senza un cuore non è mai gradevole. D’altro canto, una strada con un cuore è facile… un guerriero non deve sforzarsi per trovarla gradevole, essa rende il viaggio felice e finché un uomo la segue, è una cosa sola con essa.”

Carlos Castaneda

Questa è una delle frasi più conosciute di Castaneda, infatti, potresti averla già letta sulla tua bacheca di Facebook. È una frase molto facile da condividere perché, in parte, parla del seguire i propri valori. Tuttavia, credo che, spesso, non venga compresa appieno. Al suo interno, si nasconde una verità difficile da digerire, ma che ha la potenzialità di rivoluzionare la tua vita.

Quando Castaneda dice “le strade sono tutte uguali: non portano da nessuna parte.” Sta chiaramente parlando del fatto che qualsiasi traguardo possiamo raggiungere è privo di significato, perché siamo inevitabilmente destinati a morire. Il significato che attribuiamo alle cose esiste solo nella nostra mente, non esiste nella realtà di per sé.

Per fartela breve, ciò vuol dire che lo scopo della vita è la vita stessa e che non hai bisogno di raggiungere qualcosa all’infuori di te. Quando non comprendiamo questa verità, finiamo con il percepire l’esistenza troppo seriamente e diventiamo nevrotici. In poche parole, se non soddisfiamo gli stereotipi della società in cui viviamo, ci consideriamo imperfetti.

Il significato che la mente sovrappone alla realtà è uno stratagemma per evitare di affrontare la morte. Ma questo processo ha un prezzo molto alto, infatti, ignorare la morte equivale a ignorare la vita.

In questo modo, cadiamo nella trappola di attribuire un significato arbitrario all’esistenza, mentre ciò che vogliamo davvero è l’esperienza di essere vivi, come spiega in maniera splendida Joseph Campbell:

“Le persone dicono che ciò che tutti stiamo cercando sia un significato nella vita. Io non credo che questo sia realmente ciò che cerchiamo. Penso invece sia l’esperienza di essere vivi, di modo che le nostre esperienze di vita, sul piano puramente fisico, possano avere piena risonanza nella nostra realtà interiore, così da farci realmente sentire il rapimento e l’estasi di essere vivi.”

Joseph Campbell

Ovviamente, quando viviamo in maniera autentica è molto più facile sentire il rapimento e l’estasi di essere vivi. Visto che ogni strada non porta da nessuna parte perché non scegliere una strada con il cuore?

Nulla è più importante di tutto il resto

“Un guerriero sceglie una strada, qualunque strada, con il cuore, e la segue; e poi si rallegra e ride. Sa, perché vede che la sua vita finirà anche troppo presto. Vede che non c’è nulla che sia più importante di tutto il resto.”

Carlos Castaneda

La verità è che categorie come il successo e il fallimento sono solo delle storie che ci raccontiamo per evitare di percepire la mancanza di significato della vita. Infatti, se io non posso essere più importante delle altre persone, se non posso guadagnare nulla, in definitiva, dalle mie azioni, perché dovrei fare qualunque cosa?

La nostra mente ha paura della mancanza di significato perché è il significato che crea la separazione fra l’“Io” e il “non-io”. L’ego, che corrisponde alla storia personale, nel vocabolario di Castaneda, non avrebbe più la possibilità di esistere senza i confini che la mente crea, non potrebbe più sentirsi separato o superiore rispetto agli altri.

Di conseguenza, quando tutto assume lo stesso valore, quando “nulla è più importante di tutto il resto”, tutto è perfetto. Quindi, per essere in grado di percepire la meraviglia della vita, bisogna uscire dalle proprie rigide categorie mentali.

Lo sciamano e la follia controllata

“Un guerriero deve sapere prima di tutto che le sue azioni sono inutili e nonostante ciò deve procedere come se lo ignorasse. Questa è la follia controllata dello sciamano.”

Carlos Castaneda

L’errore che molti commettono, quando comprendono l’assenza di significato della vita, è attribuire un significato negativo all’assenza di significato della vita. Una conclusione del genere porta al nichilismo e allo sconforto. Ma questo è solo uno degli ultimi assi nella manica della mente per creare ulteriore conflitto e separazione.

Ognuno di noi è libero di creare i propri valori e di essere ciò che vuole, sempre nel rispetto degli altri.

Una volta che hai capito che non devi raggiungere nulla all’infuori di te stesso, i desideri che non erano davvero i tuoi lasceranno spazio all’autentico desiderio di vivere per la sola gioia di vivere, attraverso le esperienze che più risuonano con te stesso.

Carlos Castaneda e il distacco

“Le azioni degli uomini non influenzano più il guerriero quando questi non nutre più aspettative di sorta. Una strana pace diventa la forza dominante della sua vita. Egli ha assimilato uno dei concetti su cui si fonda la via del guerriero: il distacco.”

Carlos Castaneda

Nel momento della morte, che tu lo voglia o no, sarai costretto a lasciare andare tutti i tuoi attaccamenti. Praticare il distacco è un modo per facilitare il processo che tutti, prima o poi, dovremo affrontare. Infatti, l’attaccamento di qualsiasi sorta è una forma di paura, e la spiritualità consiste nel riconoscere l’illusione delle nostre paure.

Nella cultura occidentale abbiamo difficoltà a concepire l’idea di distacco o libertà dal risultato delle proprie azioni. Nella cultura orientale, invece, troviamo insegnamenti come il karma yoga o il wu wei che hanno in comune la riduzione dell’importanza personale.

Se commetti l’errore di credere che distacco significhi inazione, non hai capito cosa voglia dire davvero. Il distacco è lo sforzo “senza tensioni né ossessioni”.

Distacco significa essere nel mondo, ma non del mondo, significa agire, ma non far dipendere la propria tranquillità interiore dai risultati delle proprie azioni, e fidati non è facile.

La sola impresa degna della nostra umanità

“Un uomo, qualsiasi uomo, merita tutto quello che è nel destino degli uomini… gioia, dolore, tristezza e lotta. La natura delle sue azioni è irrilevante finché agisce come guerriero. Se il suo spirito presenta storture, dovrebbe ripararlo… purgarlo, renderlo perfetto… perché non esiste impresa più degna. Non perfezionare lo spirito significa cercare la morte, e questo equivale a non cercare nulla, perché la morte ci prenderà comunque. Cercare la perfezione dello spirito è la sola impresa degna della nostra provvisorietà e della nostra umanità.”

Carlos Castaneda

Questa frase di Castaneda riassume perfettamente cosa sia la crescita personale e spirituale: un impegno continuo e consapevole nell’affrontare le proprie paure e nel levigare la propria anima.

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