Nel suo libro “Esercizi spirituali e filosofia antica” Pierre Hadot, che è stato un filosofo e uno storico della filosofia, afferma che la filosofia antica è nata con l’obiettivo concreto di aiutare l’uomo a raggiungere la tranquillità interiore, nonostante le numerose difficoltà della vita.

Infatti, le opere filosofiche antiche non avevano lo scopo principale di esporre sistemi di pensiero soltanto teorici, ma di produrre una metamorfosi nella maniera di vivere e vedere il mondo, ovvero, di aiutare l’uomo a passare dall’inconsapevolezza alla consapevolezza. Lo scopo della filosofia antica è:

“Passare dallo stato di una vita inautentica, oscurata dall’incoscienza, rosa dalla cura, dalle preoccupazioni, allo stato di una vita autentica, dove l’uomo raggiunge la coscienza di sé, la visione esatta del mondo, la pace e la libertà interiori.”

Pierre Hadot

Qual è lo scopo della filosofia antica?

Purtroppo, la gran parte della filosofia moderna ha perso la caratteristica fondamentale di medicina dell’anima, che è propria della filosofia antica, tendendo a perdersi solo in sterili discorsi filosofici, che non vengono più tradotti in una vita accompagnata dalla saggezza della filosofia.

Porfirio, un filosofo neoplatonico, allievo di Plotino, ci dice che:

“La contemplazione beatificante non consiste di un’accumulazione di ragionamenti né di una massa di conoscenze apprese, ma occorre che la teoria divenga in noi natura e vita.”

Porfirio

Mentre, Marco Aurelio, nelle sue meditazioni, ripete a se stesso:

“Non devi più discutere su come debba essere un uomo virtuoso, ma esserlo.”

Marco Aurelio

E ancora Epicuro:

“Lo scopo della scienza della natura è quello di procurare la serenità dell’anima. La nostra sola occupazione deve essere la nostra guarigione.”

Epicuro

La filosofia come cura dell’anima

Credo che questa sia, forse, l’idea più importante del libro di Pierre Hadot: la vita comprende la sofferenza, ma, attraverso la saggezza, possiamo curare la sofferenza e raggiungere la tranquillità dell’anima.

L’errore che molti commettono è trattare la sofferenza come una sorta di medaglia d’onore, qualcosa di cui essere fieri, invece di percepirla come un chiaro segnale da seguire per illuminare la propria inconsapevolezza.

È ovvio che questo atteggiamento di falsa superiorità impedisce l’apprendimento e il cambiamento. Se vuoi approfondire, ti consiglio di vedere il mio video “La sofferenza non è una virtù”.

La filosofia come arte della vita e modo di vivere

La scoperta del mondo della filosofia, della crescita personale e della crescita spirituale è stata per me una vera e propria rivelazione perché ho scoperto, da un giorno all’altro, che esistevano soluzioni per tutti i problemi che avevo.

Da quel momento in poi non ho più smesso e, probabilmente, non smetterò mai di scolpire la mia statua, come ci esorta a fare Plotino:

“Se non vedi ancora la tua propria bellezza, fai come lo scultore di una statua che deve diventare bella: toglie questo, raschia quello, rende liscio un certo posto, ne pulisce un altro fino a far apparire il bel volto nella statua. Allo stesso modo anche tu togli tutto ciò che è superfluo, raddrizza ciò che è obliquo, purificando tutto ciò che è tenebroso rendendolo brillante e non cessare di scolpire la tua propria statua finché non brilli in te la chiarezza divina della virtù.”

Plotino

In poche parole, la filosofia antica è, prima di tutto, un’arte della vita e un modo di vivere perché, senza i suoi insegnamenti, l’esistenza dell’uomo è caratterizzata da desideri esagerati, da paure senza fondamento e da preoccupazioni continue che rendono impossibile vivere con tranquillità. Da questo punto di vista, la filosofia è una terapia delle passioni che cura il nostro mondo interiore e, di conseguenza, cambia positivamente anche il nostro comportamento.

La filosofia antica è un’arte della vita e ognuno di noi può diventare un filosofo.

Perciò, ognuno di noi può diventare un filosofo perché, in questa concezione, la filosofia non è un’astratta disciplina accademica, ma una pratica che, attraverso determinati esercizi spirituali, ci aiuta a vivere in maniera consapevole e ponderata, senza più essere degli automi, sotto l’influenza delle proprie passioni o delle convenzioni della società in cui viviamo.

“Tutte le scuole filosofiche antiche, ciascuna a suo modo, credono dunque nella libertà della volontà, grazie a cui l’uomo ha la possibilità di modificare se stesso, di migliorare, di realizzarsi. Alla base di questo c’è un parallelismo tra esercizio fisico ed esercizio spirituale: come, con esercizi fisici ripetuti, l’atleta dà al suo corpo una forma e una forza nuove, così, con gli esercizi spirituali il filosofo sviluppa la sua forza d’animo, trasforma la sua atmosfera interiore, cambia la sua visione del mondo e infine l’intero suo essere.”

Pierre Hadot

Gli esercizi spirituali nello stoicismo

Per esempio, l’esercizio spirituale per antonomasia della filosofia stoica è la distinzione fra ciò che dipende da noi e quello che non dipende da noi, che viene messo in atto grazie a una costante attenzione nei confronti del proprio mondo interiore.

Il dialogo, l’uso della parola, ha come obiettivo la ricerca della verità e del bene, di distinguere il vero dal falso, grazie alla ragione, questa attitudine è una delle basi della moderna terapia cognitivo comportamentale.

Come dice Marco Aurelio:

“In tutte le cose e in ogni istante, dipende da te compiacerti devotamente di ciò che accade presentemente, comportarti con giustizia con gli uomini presenti ed esaminare con metodo la rappresentazione presente, per non ammettere nel pensiero nulla che sia inammissibile.”

Marco Aurelio

La vigilanza sui propri pensieri aiuta a liberarsi dai rimpianti del passato e dalle preoccupazioni sul futuro, da quei pensieri che non hanno basi reali, ma sono solo nostre proiezioni, permettendoci così di affrontare adeguatamente ciò che viviamo nel presente.

Ora dovrebbe essere chiaro che “Le meditazioni” di Marco Aurelio non sono altro che il suo esercizio spirituale prediletto per mantenere il controllo sul suo mondo interiore, per non ammettere nel pensiero nulla che sia inammissibile.

Gli esercizi spirituali nell’epicureismo

Invece, gli epicurei si concentrano maggiormente sul controllo dei propri desideri per raggiungere la pace dell’animo, come ci dice Pierre Hadot:

“L’infelicità degli uomini deriva dal fatto che temano cose che non devono essere temute e che desiderino cose che non è necessario desiderare e che sfuggono loro. Così la loro vita si consuma nel turbamento dei timori ingiustificati e dei desideri insoddisfatti. Sono dunque privati di quello che è l’unico piacere autentico, del piacere di essere.”

Pierre Hadot  

Di conseguenza, per fare esperienza della semplice gioia di esistere bisogna comprendere quali siano i desideri naturali e necessari, quali naturali e non necessari e quali né naturali né necessari. Una volta soddisfatti i desideri naturali e necessari, abbandonando la necessità degli altri per sentirci felici, sorgerà in noi la tranquillità interiore.

Questo insegnamento mi ricorda molto ciò che sostiene il Dalai Lama nel suo libro “L’arte della felicità”, di cui ti consiglio di vedere la mia recensione, se non lo hai già fatto.

La contemplazione della saggezza come esercizio spirituale

Un altro esercizio spirituale, comune sia alla scuola epicurea che a quella stoica, è la memorizzazione e la contemplazione frequente di frasi che possano facilitare l’applicazione degli insegnamenti fondamentali che portano alla serenità interiore.  

Sarebbe una buona idea creare una tua personale collezione di frasi, creare un tuo manuale, da tenere a portata di mano nei momenti del bisogno. Quando leggo un libro, presto sempre attenzione a individuare, sottolineare e commentare le migliori perle di saggezza.

In questo modo, quando ho bisogno di rivedere l’argomento di un determinato libro, mi basta sfogliarlo per rinfrescare la memoria. Inoltre, ci sono centinaia di frasi che con il tempo ho memorizzato, per il semplice fatto che contengono una sapienza dal valore inestimabile. Frasi del genere hanno il magico potere di insegnarmi qualcosa di nuovo ogni volta che ci rifletto su.

Memento mori: l’esercizio spirituale caratteristico della filosofia antica

L’esercizio spirituale proprio della filosofia antica è la contemplazione della morte, tanto che Platone definisce la filosofia un “esercizio della morte”. Per gli epicurei la contemplazione della morte dona a ogni giorno, a ogni istante, che viviamo un valore inestimabile. Mentre, per gli stoici la contemplazione della morte è un esercizio in libertà, infatti, Seneca ci dice “chi ha imparato a morire, ha disimparato a servire”.

Ma l’effetto più elevato della contemplazione della morte è, senza ombra di dubbio, l’esperienza diretta dell’Assoluto, presta bene attenzione a questa frase di Plotino:

“Tu eri già il tutto, ma, poiché qualche cosa ti si è aggiunta in più del tutto, tu sei diventato minore del tutto per questa aggiunta stessa. Tale aggiunta non aveva nulla di positivo (infatti che cosa si potrebbe aggiungere a ciò che è tutto?), era interamente negativa. Chi diventa qualcuno non è più il tutto, gli aggiunge una negazione. E ciò dura finché non si scarti tale negazione. Dunque tu ingrandisci rimuovendo ciò che è altro dal tutto: se lo rimuovi, il tutto ti sarà presente… Non ha bisogno di venire per essere presente. Se non è presente, è perché tu ti sei allontanato da lui. Allontanarsi, non significa lasciarlo per andare altrove, poiché è lì; ma è voltargli le spalle, quando è presente.”

Plotino

Il misticismo di Plotino

Questa non è più filosofia, ma misticismo, che secondo me dovrebbe essere il reale obiettivo della filosofia, passare dalla discussione sulla Verità alla conoscenza diretta della Verità. Quando ho letto questa frase sono rimasto abbastanza scioccato, perché sembra di ascoltare un maestro zen che parla.

In pratica, Plotino ci sta dicendo che sono le tue idee a proposito di ciò che sei che ti hanno allontanato dal tutto. Se credi di essere solo il tuo nome e tutti i concetti a esso collegati, non puoi essere qualunque altra cosa.

Hai scelto di diventare te stesso, ma hai sacrificato tutti gli altri aspetti dell’infinito. Una volta che hai eliminato tutti i concetti a proposito di ciò che credi di essere, l’infinito ti sarà presente, perché sei diventato Niente e il Niente è libero di essere qualunque cosa, come pure consapevolezza.

Il processo di eliminazione dei concetti e delle idee è esattamente il processo della morte, una morte ovviamente, solo concettuale, ma non per questo non altrettanto spaventosa. 

Vediamo un’altra frase indicativa del pensiero di Plotino:

“Si deve evitare di pensare a una forma determinata, spogliare l’anima di ogni forma particolare, scartare tutte le cose. Allora si compie, in un lampo fuggevole, la metamorfosi dell’Io: Il veggente non vede più il suo oggetto, poiché, in quell’istante, non se ne distingue più; non si rappresenta più due cose, ma in qualche modo è diventato altro, non è più se stesso né a se stesso, ma è uno con l’Uno, come il centro di un cerchio coincide con un altro centro.”

Plotino

Ancora una volta, queste parole sono le parole di un mistico, infatti descrivono il processo di negazione che si chiama neti-neti, comune all’advaita vedanta e all’induismo, che porta alla comprensione che l’io che percepisce, l’oggetto percepito e il processo di percezione sono Una cosa sola. In altre parole, è il samadhi la dissoluzione dell’io personale che permette l’unione con l’Assoluto.  

Leggendo questo libro di Pierre Hadot mi è venuta in mente una frase che ho scoperto molto tempo fa, non ricordo di chi, ma che più o meno dice questo: tutto ciò che è importante dire è stato già detto, ma siccome nessuno ascoltava, abbiamo il compito di ripeterlo. Nel mio piccolo, è proprio quello che cerco di fare attraverso i miei video.

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