Durante l’olocausto Viktor Frankl passò tre anni come prigioniero nei campi di concentramento di Auschwitz e Dachau. Sua moglie, suo padre, sua madre, e suo fratello morirono in questi campi. Dovette affrontare la fame, malattie debilitanti e condizioni di vita estreme.

Tuttavia a differenza della maggior parte degli altri prigionieri, in qualche modo, riuscì a trovare speranza e significato in uno degli eventi più terribili nella storia dell’umanità.

Non è un caso che “uno psicologo nei lager” abbia venduto oltre 10 Milioni di copie e sia diventato uno dei libri più influenti nel mondo. Detto questo possiamo parlare delle tre idee più importanti presenti nel libro.

CHI HA UN PERCHÉ PER VIVERE PUÒ SOPPORTARE QUASI OGNI COME.

Un compagno Di Viktor Frankl, chiamiamolo Francesco, condivise con lui un sogno che ebbe nel febbraio del 1945. Una voce gli disse che poteva scegliere un desiderio, così Francesco chiese quando sarebbe stato liberato dal campo di concentramento e quando finalmente avrebbe potuto porre fine alle sue sofferenze. La voce rispose “il 30 marzo.”

Francesco iniziò a coltivare un grande senso di speranza, ed era convinto che la voce che ascoltò nel suo sogno avesse ragione. Però, più il giorno della presunta liberazione si avvicinava, più la guerra si complicava, ciò gli fece realizzare che la fine della prigionia, il 30 di marzo fosse molto improbabile. Il 29 di marzo Francesco si ammalò all’improvviso, il 30 di marzo, il giorno in cui doveva essere liberato perse coscienza e il 31 di marzo morì.

“La causa ultima della morte del mio amico fu la sua grave delusione. Egli attendeva un certo giorno, nel quale, lo sapeva, sarebbe stato libero: ma non andò così e subito venne meno la resistenza del suo organismo contro il tifo petecchiale che stava covando. La sua fede nel futuro e la sua volontà di futuro erano paralizzate; il suo organismo soggiacque alla malattia e così, infine, la voce del suo sogno ebbe ragione.”

Inoltre il medico del campo di concentramento notò un aumento del tasso di mortalità dei prigionieri fra il natale del 1944 e il capodanno del 1945. Il medico credeva che la causa principale fossero le false speranze nutrite dai prigionieri di riuscire a tornare a casa per passare il natale con le proprie famiglie. Ma con l’avvicinarsi del natale i prigionieri persero la speranza di essere liberati in tempo e molti di loro morirono.

Cosa possiamo imparare da queste storie? Viktor Frankl lo riassume così:

“Ogni tentativo di risollevare interiormente gli uomini rinchiusi in un campo di concentramento, presuppone che si riesca a indirizzarli verso uno scopo nel futuro. Si doveva dunque, quando si presentava una buona occasione, chiarire agli internati il “perché” della loro vita, per far sì che fossero interiormente all’altezza del terribile “come” del loro presente.”

I prigionieri che trovarono una ragione per continuare a vivere avevano una volontà maggiore di lottare per la propria vita e di conseguenza migliori probabilità di sopravvivere. Invece, i prigionieri che persero le ragioni per continuare a vivere aumentarono esponenzialmente le probabilità di ammalarsi e morire. Frankl continua descrivendo due prigionieri che contemplavano il suicidio perché dicevano di non avere più nulla da poter aspettarsi dalla vita. Ma infine non si suicidarono perché riuscirono a trovare un significato nelle loro sofferenze, riuscirono a trovare una ragione per continuare a lottare per la propria vita.

Per un prigioniero, questa ragione, era suo figlio che lo aspettava in paese lontano. Invece, L’altro uomo era uno scienziato che scrisse una serie di libri che dovevano ancora essere conclusi

“Un uomo pienamente consapevole di questa responsabilità nei confronti dell’opera che l’attende o della persona che lo ama e che l’aspetta, non potrà mai gettar via la sua esistenza. Egli sa bene il “perché” della sua vita – e quindi saprà sopportare quasi tutti i “come”.”

L’AMORE È, IN UN CERTO SENSO, IL PUNTO FINALE, IL PIÙ ALTO, AL QUALE L’ESSERE UMANO POSSA INNALZARSI.

Frankl sottolinea che il significato che attribuiamo alla vita è diverso per ognuno di noi e che l’amore è l’obiettivo più alto al quale un uomo possa aspirare. Infatti, è stato l’amore di un uomo per suo figlio che lo ha spinto a continuare a lottare per la propria vita. E per un altro è stato l’amore nel condividere le sue scoperte con il mondo attraverso dei libri. Per Frankl fu l’amore che provava per sua moglie che lo sprono a continuare a lottare per la propria vita.

Frankl realizzo l’importanza dell’amore in una serata freddissima durante la quale, lui e i suoi compagni, furono obbligati a marciare verso un campo di lavoro. I prigionieri erano ammassati l’uno con l’altro e picchiati dalle guardie. Durante il cammino un compagno sussurrò a Viktor Frankl “Se le nostre mogli potessero vederci ora, spero che stiano meglio nei loro campi, e che non siano al corrente di quello che dobbiamo passare.”

Riflettendo su questi avvenimenti del suo passato Frankl dice:

“Non sapevo affatto se mia moglie fosse viva! E non potevo saperlo in nessun modo; ma in quel momento smise di essere rilevante. Non era necessario per me saperlo: nulla poteva scalfire la forza del mio amore, i miei pensieri, e l’immagine della mia amata. Se avessi saputo che mia moglie era morta, credo che questa consapevolezza non m’avrebbe affatto turbato: avrei continuato nell’amorosa contemplazione, i miei dialoghi spirituali sarebbero stati ugualmente intensi, m’avrebbero dato la stessa pienezza.”

QUANDO NON SIAMO IN GRADO DI CAMBIARE UNA SITUAZIONE, CI TROVIAMO DI FRONTE ALLA SFIDA DI CAMBIARE NOI STESSI.

Prima che Frankl fosse fatto prigioniero lavorava come psichiatra. Uno dei sui pazienti soffriva di una profonda depressione a causa della morte della propria moglie, due anni prima. Frankl racconta di come per riuscire nella terapia gli chiese “Cosa sarebbe successo se tu fossi morto per primo e tua moglie avesse dovuto sopravvivere per te?” Il paziente rispose “Sarebbe stato terribile, avrebbe sofferto enormemente.” Frankl rispose “Vedi, un sacrificio del genere è stato risparmiato e sei stato tu a risparmiare questo sacrificio a tua moglie” Il paziente non disse nulla e lasciò l’ufficio di Frankl molto più calmo.

Frankl dice a proposito:

 “In qualche modo, la sofferenza smette di essere sofferenza quando trova un significato, come il significato di un sacrificio per una persona amata. Ovviamente questa non era terapia nel vero senso della parola visto che, prima di tutto, la sua disperazione non era da ricollegare ad una patologia; inoltre non potevo cambiare il suo destino; non potevo resuscitare sua moglie; ma in quel momento ebbi successo nel cambiare la sua attitudine nei confronti del suo immutabile destino e ora poteva perlomeno vedere un significato nella sua sofferenza.”

Nel mondo oggigiorno un’infinità di persone che si sono trovate in situazioni apparentemente senza speranza sono riuscite a trovare un significato nella loro vita. Le sofferenze nella vita sono inevitabili per esempio, la perdita di persone che amiamo, malattie terminali, o nel caso estremo di Viktor Frankl il dover affrontare una delle più grandi ingiustizie della storia, qualsiasi cosa dobbiamo affrontare nella vita “uno psicologo nei lager” ci sfida ad accettare il fatto che “Non possiamo evitare la sofferenza ma possiamo scegliere come affrontarla, cercare un significato in essa, e andare avanti.”

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