Le seghe mentali sono dei simboli

La gran parte delle nostre paure, delle nostre seghe mentali, non ha nessuna consistenza reale, ma esiste solo nella nostra mente. Le nevrosi nascono quando confondiamo i pensieri con la realtà, ovvero, quando crediamo che il mondo che immaginiamo nella nostra testa sia assolutamente vero.

Ciò che in molti non comprendono è che i pensieri, o meglio le parole, sono solamente dei simboli. E un simbolo serve a rappresentare la realtà, ma non è la realtà di per sé.

Infatti, come spiega, il filosofo britannico, Alan Watts:

“Una persona che pensa in continuazione non ha altro a cui pensare ad eccezione dei suoi stessi pensieri, così perde il contatto con la realtà e vive in un mondo di illusioni.”

È questa, purtroppo, la situazione di molti di noi: siamo persi in un mondo simbolico che non ha nessun fondamento reale.

Ovviamente, il pensiero è uno strumento, e, come ogni strumento, può essere usato per creare o distruggere. Possiamo usarlo per occuparci di filosofia, scienza, arte, oppure per raggiungere grandi obiettivi, ma non dobbiamo commettere l’errore di perdere il contatto con la realtà, altrimenti diventeremo nevrotici.

L’estensione simbolica dell’io

La ragione per cui siamo in uno stato costante di ansia è da ricondurre all’estensione simbolica dell’io. Questo fenomeno è chiarissimo nei bambini, che stanno appena sviluppando il loro ego, infatti, se un bambino viene privato di un giocattolo inizia a piangere, perché il giocattolo entra a far parte della sua identità. E qualunque essere vivente cerca di proteggere sé stesso, quando crede di essere in pericolo. Il problema è proprio questo: crediamo di essere in pericolo, ma in realtà non lo siamo.

In fondo, noi adulti non siamo poi tanto differenti da un bambino di due anni. Ovvero, crediamo che il nostro lavoro, la nostra macchina, la nostra casa, il nostro telefono e centinaia di altri oggetti o persone facciano parte della nostra vera identità.

Quindi, ogni volta che percepiamo un pericolo che possa mettere a repentaglio la sicurezza dell’io simbolico, entriamo in uno stato di tensione e paura grazie al sistema d’allarme interno del nostro cervello.

Questo meccanismo di difesa era fondamentale per gli uomini primitivi: senza di esso sarebbe stato impossibile per la nostra specie sopravvivere fino ad oggi. Infatti, se un nostro antenato fosse stato inseguito da una tigre e fosse rimasto impalato, perché non provava paura, avrebbe fatto sicuramente una brutta fine.

Nella nostra società, per fortuna non capita spesso di dover affrontare una minaccia imminente, come un’aggressione da parte di un animale selvaggio. Tuttavia il nostro sistema d’allarme non è capace di distinguere tra un pericolo reale e uno immaginario; Perciò, quando crediamo che il nostro io simbolico sia a repentaglio, entriamo nel panico e proviamo paura.

Tensione e paura

La paura causa un eccesso di tensione, e per liberarsi dalla tensione bisogna agire, come nel caso dell’uomo delle caverne che corre per scappare dalla tigre. Infatti, il pensiero che produce azione, a proposito di una reale difficoltà è ovviamente utile e necessario per la corretta sopravvivenza di ognuno di noi. Ma purtroppo i nostri problemi sono in gran parte immaginari, e perciò non abbiamo una maniera per liberarci dalla tensione superflua attraverso l’azione.

In questo modo, l’eccesso di tensione genera altri pensieri che creano altra tensione, in poche parole, entriamo in un circolo vizioso, ovvero, iniziamo a farci le cosiddette seghe mentali. È questa la ragione per cui possiamo sentirci in pericolo anche quando siamo al sicuro.

Per essere in grado di liberarci dal pensiero compulsivo, dobbiamo riconoscere il suo aspetto illusorio. Infatti, il contenuto delle nostre paure non è reale, ciò che è reale, però, sono le emozioni negative che ne scaturiscono.

Perciò, non sto sostenendo che le sensazioni negative che proviamo non siano vere, ma al contrario sto dicendo che loro cause, gran parte delle volte, non hanno una base reale, ma solo mentale. Per esempio, il pensiero “Verrò bocciato all’esame dell’università” è vero nel solo senso di processo neurologico che avviene all’interno del cervello, ma il suo contenuto non è un avvenimento che sta accadendo nel qui e ora, e perciò non è reale, letteralmente non esiste.

Il momento presente

Qualunque cosa accada nel momento presente è reale, invece tutto ciò che ricordiamo sia accaduto nel passato, oppure immaginiamo possa accadere nel futuro è solo una costruzione mentale e non la realtà. Purtroppo, perdiamo il contatto con il momento presente, con ciò che esiste davvero, perché siamo costantemente immersi nelle nostre proiezioni mentali.

Infatti, come dice l’autore del libro:

“L’esistenza si coglie soltanto quando il flusso del pensiero si arresta, quando il pensiero tace, quando dentro di noi si fa il silenzio, il silenzio nel quale noi finalmente vediamo la realtà, finalmente diventiamo la realtà, perché usciamo dal mondo blindato della nostra fantasia e del nostro isolamento mentale.”

L’illuminazione spirituale, di cui tanto sentiamo parlare, è semplicemente la cessazione della rappresentazione simbolica del mondo: un Buddha è una persona che vive costantemente nel presente e che è consapevole di essere una parte integrante di esso.

In definitiva, per liberarci dai pensieri compulsivi dobbiamo comprendere che il loro contenuto, nella maggior parte dei casi, non ha nessun riscontro con la realtà, per fare ciò bisogna dirigere la nostra consapevolezza nel momento presente.

Questa semplice realizzazione, mi ha aiutato molto nella mia vita, certo, a volte, mi perdo ancora nei miei pensieri, ma sicuramente non come in passato. Se volete approfondire gli argomenti di cui ho discusso, vi consiglio di leggere questo libro, che mi ha davvero sorpreso positivamente, oppure di studiare gli insegnamenti del buddhismo zen, in particolare di Alan Watts.

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