L’ideale dell’estroversione

Nella nostra società essere un introverso viene percepito come uno svantaggio notevole. Infatti, le capacità delle persone introverse vengono, spesso, sottovalutate e ciò comporta uno spreco enorme di talento. Sin da bambini, siamo spronati a seguire l’ideale dell’estroversione, ovvero, a comportarci in maniera espansiva e dominante perché il successo viene correlato erroneamente con l’estroversione e il fallimento con l’introversione.

L’ideale dell’estroversione è nato in America agli inizi del 1900, quando molte famiglie si trasferirono dalle campagne alle città. Lo stereotipo di una persona di successo era un affabile venditore in grado di scalare le gerarchie di qualsiasi azienda e diventare così ricco sfondato. Addirittura, gli esperti dell’epoca consigliavano ai genitori di spronare i propri bambini a socializzare, perché se fossero diventati introversi avrebbero corso dei gravi rischi come l’alcolismo o addirittura il suicidio.

L’estroversione e il mondo del lavoro

Ancora oggi nelle scuole, nei luoghi di lavoro e, spesso, anche nelle nostre famiglie ci viene detto che essere un introverso è sbagliato, ciò porta molti introversi a doversi nascondere e a comportarsi forzatamente come estroversi. Io, per esempio, ho un’infinità di ricordi da piccolo, di persone che mi incoraggiavano a parlare di più e ad essere socievole. In realtà, essere un introverso offre molti vantaggi come la capacità di lavorare per lunghi periodi, su un singolo compito, favorendo la creatività e l’innovazione.

Qualche tempo fa, ho partecipato ad un open day di reclutamento in un ristorante molto famoso, qui a Londra, e tutti gli esercizi e i test che ci hanno fatto fare erano incentrati a individuare le persone maggiormente estroverse. È ovvio che valutare un candidato solo per la sua estroversione è un criterio di selezione insensato.

Sono molte le aziende oggi che seguono l’ideale dell’estroversione, favorendo il lavoro superficiale attraverso spazi di lavoro aperti e collaborazioni continue tra gli impiegati, ma è solamente quando ci troviamo soli che possiamo praticare deliberatamente e creare davvero qualcosa di rivoluzionario. È proprio questo il caso di Steve Wozniak che progettò e costruì il primo prototipo di computer della Apple, lavorando intensamente, per mesi, nel suo ufficio lontano da distrazioni esterne.

La figura del leader e l’ideale dell’estroversione

L’ideale dell’estroversione ha influenzato anche la figura del leader. Infatti, non immaginiamo sia possibile per un leader essere un introverso. In realtà, non c’è nessuna correlazione tra la capacità di essere espansivo e la qualità delle proprie idee. Il rischio che corriamo è di seguire ciecamente delle persone persuasive, ma che in realtà non hanno nulla di valido da condividere.

Invece, è possibile essere un leader introverso e lo dimostrano grandi figure del passato come Gandhi, Eleanoor Roosvelt, Rosa Park, e madre Teresa. Questi leader riuscirono nei loro intenti non a dispetto della loro personalità, ma grazie al loro modo gentile di guidare le persone.

Molti commettono l’errore di confondere la timidezza con l’introversione. In realtà, la timidezza è la paura di essere rifiutati e venire umiliati, mentre l’introversione è la preferenza di luoghi senza stimoli eccessivi. La timidezza è inevitabilmente fastidiosa per chi la prova, invece l’introversione non lo è.

La differenza fra introversi ed estroversi

La differenza principale fra gli estroversi e gli introversi è il modo in cui reagiscono agli stimoli esterni. Questa propensione è in parte ereditaria. Infatti, i ricercatori sottoponendo dei neonati a diversi stimoli hanno scoperto che i bambini che reagivano in maniera maggiore erano più inclini a diventare introversi, mentre i bambini che reagivano in maniera minore erano più inclini a diventare estroversi.

I risultati della ricerca sono contro intuitivi, ma se li analizziamo attentamente capiremo che nascondono una verità innegabile. Un introverso si trova a proprio agio in un ambiente con pochi stimoli, come un ufficio privato o una libreria silenziosa, perché il suo cervello è più sensibile agli stimoli. D’altro canto, un estroverso per sentirsi vivo e pieno di energia ha bisogno di un ambiente dinamico e vivace con molti stimoli come una discoteca o una festa fra amici.

Una volta che hai capito che l’introversione e l’estroversione sono riconducibili alla preferenza di un determinato livello di stimolo ambientale, puoi scegliere coscientemente dei luoghi adatti alla tua personalità e organizzare la tua vita di conseguenza.

Meglio essere introversi o estroversi?

Io, per esempio, sarei la persona più felice del mondo, se dovessi passare mesi e mesi a leggere libri e fare ricerche. Nonostante sia di natura introversa, sono capace di socializzare tranquillamente, infatti, nella vita di tutti i giorni faccio il barman. Però ho sempre bisogno di momenti di solitudine e tranquillità per ricaricare le pile. Ciò dimostra che nessuno di noi è assolutamente introverso o estroverso, e possiamo imparare a comportarci in modo differente a seconda della situazione, ma solo fino a un certo punto.

Sia gli introversi che gli estroversi hanno i loro pregi e i loro difetti. Il libro di Susan Cain dimostra che le grandi idee possono nascere da entrambe le personalità e che per essere un ottimo leader non è forzatamente necessario essere estroverso. Consiglio di leggerlo a chiunque, specialmente a chi come me è un introverso, e vuole capire meglio sé stesso e i propri comportamenti.

Tuttavia, ti suggerisco vivamente di non fraintendere le informazioni presenti in Quiet e farle diventare una scusa per non cambiare te stesso. Se hai 30 anni, non hai amici, nessuna relazione sociale e passi la maggior parte del tuo tempo chiuso nella tua stanza a giocare con dei videogiochi, forse sarebbe il caso di uscire e imparare a socializzare con gli altri.

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