IL CONFINE PRIMARIO

“Io, uno straniero, da solo, spaventato, in un mondo che non ho mai creato” è questo l’effetto dell’alienazione che proviamo ogni giorno. La causa di tutti i nostri problemi è il confine che tracciamo tra il sé e il non sé. Infatti, quando delineiamo la nostra identità ci sentiamo immediatamente separati dal resto del cosmo.

Siamo in costante conflitto con tutto ciò che ci circonda perché crediamo che la nostra identità sia in pericolo. Infatti, non appena creiamo il primo confine sentiamo l’impulso di difenderci dal non sé.

A differenza di quanto comunemente crediamo nella nostra cultura, il paradiso e l’inferno non sono dei luoghi, ma degli stati di coscienza. Il paradiso non è altro che il riconoscimento della nostra intima connessione con il resto del Tutto, è la dissoluzione del confine primario.

L’inferno, invece, rappresenta la separazione dal resto del cosmo perpetuata dalla mente egoica. La discesa negli inferi da parte del diavolo corrisponde alla creazione del primo confine, ovvero, alla separazione da Dio. Per essere in grado di avere un’identità personale creiamo un confine tra noi e l’universo, ovvero commettiamo lo stesso peccato del diavolo.

Una volta creato, il confine primario dà vita a tutti gli altri confini.

“Non si possono distinguere dei confini tra le cose, se prima non abbiamo distinto noi stessi dalle cose. Ogni confine che creiamo dipende dalla nostra esistenza separata, cioè, dal confine primario tra sé e non sé.”

Nella natura però non esistono confini. Le parole, i pensieri e i concetti sono dei confini. Per esempio, “Acqua” è un confine che usiamo per separare il concetto di acqua dal resto dell’universo. Ma, la parola “Acqua” non è davvero acqua. Infatti, non possiamo dissetarci con la parola acqua, cercando di farlo moriremo solo di sete.

“Tutti i nostri desideri, bisogni e intenzioni sono in ultima analisi dei ‘sostituti di gratificazione’ della coscienza dell’unità.”

Anche se non ne siamo consapevoli, la sola cosa che ognuno di noi vuole, è ritornare uno con l’Assoluto, è per questo che niente sembra soddisfarci realmente.

“La vera terapia consiste nell’approccio al divino; più si raggiunge l’esperienza del divino, più si è liberati dalla maledizione della patologia.”

Il problema è che non possiamo trovare l’Assoluto nel mondo dei confini, più lo cerchiamo più ce ne allontaniamo perché ognuno di noi è l’Assoluto che esso stesso sta cercando. Siamo come un serpente che cerca di mordere la propria coda. L’unica soluzione è riconoscere l’inesistenza del confine primario, così da poter dissolvere ogni altro confine che percepiamo come reale, solo allora potremo riscoprire la nostra vera natura.

PERSONA/OMBRA

Ken Wilber delinea una mappa dei confini che limitano la percezione della nostra identità. Al livello della persona, intesa come percezione di sé, c’è un confine che causa il conflitto con la nostra ombra. Le ombre sono le parti che consideriamo negative della nostra personalità con le quali rifiutiamo di identificarci, e che per questo cerchiamo di escludere dalla nostra coscienza.

EGO/CORPO

Il confine successivo divide l’ego dal corpo. A questo livello ci identifichiamo solamente con l’intelletto e non con l’intero organismo. Crediamo di essere solamente la voce che parla all’interno della nostra testa, e pensiamo di non avere niente a che fare con il corpo.

ORGANISMO/AMBIENTE

Successivamente l’organismo è percepito in conflitto con l’ambiente circostante. Questa contrapposizione è chiara nella nostra società, infatti, trattiamo la natura come un nemico da sottomettere e sfruttare, invece che come un’estensione del nostro corpo.

LE ESPERIENZE TRANSPERSONALI

Al livello delle esperienze transpersonali, la percezione che abbiamo di noi stessi come un organismo separato dal resto dell’ambiente inizia a dissolversi. La nostra identità comincia a espandersi e a comprendere altri aspetti del mondo che ci circonda. Iniziamo a identificarci con l’io che è alla base di ogni nostra esperienza. Nonostante tutto intorno a noi sembri in costante cambiamento, diventiamo coscienti che il nostro io più intimo sia in realtà immutabile.

LA COSCIENZA DELL’UNITÀ

L’ultimo livello di coscienza è la coscienza dell’assoluto che è stata descritta dai mistici di ogni cultura, partendo dal Buddha per arrivare a Gesù. In questo stato ogni confine viene riconosciuto come inesistente. La propria identità si espande fino a comprendere ogni singolo atomo dell’intero universo e gli opposti vengono riconosciuti come aspetti della stessa medaglia.

È grazie all’assenza dei confini che i mistici sono capaci di amare incondizionatamente e percepire ogni aspetto della realtà come perfetto, anche ciò che di solito sarebbe considerato ripugnante o privo d’importanza. “Vedere un mondo in un granello di sabbia e un paradiso in un fiore selvatico, tenere l’infinito nel palmo della mano e l’eternità in un’ora.” Questa famosa frase di William Blake sembra descrivere esattamente lo stato di coscienza assoluto.

Ricapitolando, l’evoluzione della coscienza parte dalla persona e passa per l’ombra; l’ego; il corpo; l’organismo totale; l’ambiente e le esperienze transpersonali sino ad arrivare allo stato di unità. Ad ogni livello di coscienza successivo la nostra identità si espande, ovvero riconosciamo come inesistente il confine che credevamo reale tra ciò che consideravamo sé e ciò che consideravamo non sé.

Ho trovato questo libro di Ken Wilber estremamente interessante. Se volete approfondire questi argomenti, vi consiglio vivamente di leggerlo. Inoltre, voglio ricordarvi che tutto quello che dico in ogni video è diretto in prima persona a me. Quindi non fate l’errore di credere che io sia perfetto, sono semplicemente un ragazzo molto curioso che condivide i suoi pensieri e le sue ricerche riguardo la crescita personale e spirituale, ciò vuol dire che sono esattamente sullo stesso vostro percorso.

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