QUOZIENTE INTELLETTIVO ED INTELLIGENZA EMOTIVA

A differenza di quanto comunemente pensiamo, il quoziente intellettivo di una persona non è l’unico fattore che ne determina il successo nella vita. Infatti, esiste un altro tipo d’intelligenza, ovvero, l’intelligenza emotiva. L’uso appropriato del quoziente intellettivo è condizionato dall’intelligenza emotiva. L’intelligenza emotiva include l’autocontrollo, l’entusiasmo, la perseveranza, e la capacità di automotivarsi.

Nel libro viene riportato l’esempio degli studenti che ottengono punteggi molto alti nei test per il quoziente intellettivo, e ,tuttavia, non riescono a raggiungere ottimi risultati scolastici, a causa della mancanza di intelligenza emotiva. Infatti, uno studente con un ottimo quoziente intellettivo, ma con insufficiente intelligenza emotiva sarà più incline a passare interi pomeriggi guardando serie TV, invece di studiare.

Le emozioni influenzano gran parte delle nostre decisioni e delle nostre azioni. È per questo che è molto importante sviluppare un’adeguata intelligenza emotiva. Infatti, secondo le ricerche di Daniel Goleman, l’intelligenza emotiva è un fattore più determinante del quoziente intellettivo nel raggiungimento di ottimi risultati nei vari aspetti delle nostre vite. La buona notizia è che è possibile migliorare la propria intelligenza emotiva.

L’intelligenza emotiva ha cinque aspetti fondamentali:

  1. La Conoscenza delle proprie emozioni.
  2. Il Controllo delle emozioni.
  3. La Motivazione di sé stessi.
  4. Il Riconoscimento delle emozioni altrui.
  5. La Gestione delle relazioni.

LA CONOSCENZA DELLE PROPRIE EMOZIONI

Ovvero, essere coscienti delle proprie emozioni. Le emozioni hanno due aspetti fondamentali, i pensieri, le credenze e le attitudini che caratterizzano un determinato stato emozionale, e le reazioni del nostro corpo a una determinata emozione. Per esempio, la rabbia comprendere pensieri del tipo “Me la farà pagare!” o pensieri che includono varie imprecazioni. Il corpo, invece, potrebbe entrare in uno stato di allerta per un eventuale scontro. A volte, essere coscienti delle proprie emozioni è sufficiente per riuscire a gestirle.

IL CONTROLLO DELLE EMOZIONI

Il passo successivo è riuscire a controllare le emozioni in maniera adeguata. Daniel Goleman consiglia vari metodi con cui possiamo farlo, tra cui:

  • Canalizzare le emozioni negative, facendo qualcosa di positivo come dipingere o scrivere.
  • Evitare persone o situazioni che possano causare emozioni negative.
  • Percepire le emozioni come un osservatore, invece di agire impulsivamente sotto il loro controllo.

Nel libro, viene inoltre sfatato Il mito dello sfogo. Ovvero, crediamo che quando siamo arrabbiati sia una buona idea sfogarsi. In realtà, quando sfoghi la tua rabbia non fai altro che alimentarla. Molte ricerche dimostrano che urlare, imprecare, prendersela con oggetti inanimati o persone, non fa altro che peggiorare il nostro stato d’animo. Daniel Goleman consiglia di calmarsi attraverso l’attività fisica, puoi per esempio fare una bella camminata per distogliere i pensieri dal motivo della tua rabbia.

Goleman spiega anche quali siano le cause della malinconia e come possiamo superarla. Quando siamo in uno stato emozionale negativo, ci sembra impossibile uscirne perché riusciamo ad avere solamente altri pensieri negativi. Per questo entriamo in una spirale di negatività da cui è molto difficile uscire.

“I pensieri vengono associati nella mente non solo in base al loro contenuto, ma a seconda dello stato d’animo. Esiste una specie di serbatoio di pensieri negativi che vengono in mente con grande facilità quando ci si sente depressi. I soggetti depressi tendono a creare reti di associazioni molto potenti fra questi pensieri che perciò, una volta evocato un certo stato d’animo negativo, sono più difficili da sopprimere. Paradossalmente, i pazienti depressi sembrano usare argomenti deprimenti per liberarsi la mente da un altro pensiero pure deprimente, il che non fa che suscitare in loro emozioni sempre più negative.”

In poche parole, quando sei in uno stato negativo è molto difficile avere pensieri positivi e viceversa perché le nostre emozioni influenzano i pensieri che riusciamo ad avere. È per questo che quando sei giù di morale, non riesci a vedere nulla di positivo nella tua situazione.

“I pensieri del depresso sono automatici, e si insinuano nella sua mente senza essere stati in qualche modo sollecitati. Anche quando i pazienti depressi cercano di sopprimere i propri pensieri deprimenti, spesso non riescono a trovare alternative; una volta cominciata, l’ondata di questi pensieri ha un potente effetto magnetico sulle associazioni mentali.”

Per superare questa spirale di negatività, Goleman offre varie soluzioni che tendono a distrarci dai nostri pensieri negativi. Consiglia, per esempio, di socializzare, andare a vedere una partita di calcio o andare al cinema, insomma, uscire con gli amici e la propria famiglia. Ancora una volta lo sport, in questo caso la ginnastica aerobica, secondo le ricerche, sembra essere di grande aiuto quando ci troviamo in uno stato negativo perché cambia completamente lo stato fisiologico del nostro corpo.

Infatti, quando sei malinconico ti chiudi in te stesso, preferisci passare intere giornate a letto, invece di fare sport, invece di utilizzare il tuo corpo. Tuttavia, sforzandoti a fare sport in questi momenti di difficoltà, riuscirai a spezzare la spirale di pensieri negativi, riuscirai a distrarre la tua mente da ciò che ti turba. Inoltre, come ho già detto in altri video, aiutare persone in difficoltà è molto utile per superare uno stato d’animo negativo. Addirittura, Goleman sostiene che iniziare un’attività di volontariato, di qualsiasi tipo, sia uno dei modi più efficaci per superare la malinconia.

LA MOTIVAZIONE DI SÉ STESSI 

Un’altra caratteristica chiave dell’intelligenza emotiva è l’abilità di motivare sé stessi a rimandare la gratificazione. Nel libro viene descritto il test delle caramelle. Ovvero, dei ricercatori condussero uno studio su un gruppo di bambini, ai quali fecero scegliere di mangiare subito una caramella, oppure, averne due, aspettando quindici minuti.

Circa dieci anni dopo, analizzando gli stessi bambini, ormai adolescenti, i ricercatori scoprirono che i bambini che scelsero di aspettare per ottenere la seconda caramella avevano sviluppato una competenza sociale, erano efficaci a livello personale, erano sicuri di sé, erano capaci di sacrificare piaceri temporanei per raggiungere obiettivi più importanti, ed in generale più abili ad affrontare le difficoltà della vita, rispetto ai bambini che scelsero di mangiare subito la caramella.

Ovviamente, è possibile migliorare l’abilità di rimandare la gratificazione, possiamo farlo nello stesso modo in cui siamo capaci di far crescere un nostro muscolo, ovvero usandolo.

Goleman spiega molto bene anche la differenza tra persone ottimiste e persone pessimiste. La differenza più grande risiede nel modo in cui i fallimenti vengono interpretati dalle persone ottimiste e dalle persone pessimiste, ovvero, nell’abilità di motivare sé stessi a perseverare, nonostante dei fallimenti temporanei.

“Gli ottimisti attribuiscono il fallimento a dettagli che possono essere modificati in modo da garantirsi buoni risultati nei futuri tentativi, mentre i pessimisti si assumono di persona la colpa dell’insuccesso, attribuendolo ad aspetti o circostanze durevoli che essi non hanno la possibilità di modificare. Queste diverse spiegazioni si ripercuotono profondamente sul modo in cui le persone reagiscono agli eventi della vita.”

Per esempio, se uno studente universitario di natura ottimista fallisce un esame, cercherà di imparare dai propri errori, magari, proverà nuovi metodi di studio, o ,semplicemente, investirà più tempo nello studio. Se, invece, uno studente di natura pessimista fallisce un esame, non si concentrerà su ciò che può cambiare, ma, probabilmente, darà la colpa ad una sua carenza personale e di conseguenza non riuscirà a migliorare.

IL RICONOSCIMENTO DELLE EMOZIONI ALTRUI

Essere capaci di empatia richiede il saper riconoscere, prima di tutto, le proprie emozioni. Per esempio, gli individui che non sono coscienti delle emozioni che provano, non sanno nemmeno decifrare le infinite variazioni del tono di voce o le infinite variazioni di espressioni del viso di una persona. Per queste persone è difficile provare empatia perché le emozioni, molto spesso, non vengono espresse con le parole, ma attraverso canali di comunicazione diversi, come il tono di voce o le espressioni del volto. Un esempio perfetto di una persona del genere è Sheldon Cooper, uno dei protagonisti di “The Big Bang Theory.”

Inside Out è un bel film che parla delle emozioni.

Secondo gli studi, ognuno di noi nasce con il germe dell’empatia. Infatti, tutti abbiamo osservato almeno una volta dei gesti molto altruistici fra bambini specialmente molto piccoli. Per esempio, quando un bambino piange, e un suo amichetto, di poco più grande, gli porta un peluche per cercare di rincuorarlo. Oppure, quando un bambino si identifica con il dolore di un altro bambino e inizia a piangere a sua volta. Ad un certo punto della nostra crescita, però, lo sviluppo dell’empatia inizia a differire da persona a persona. La causa è da trovare nel rapporto con i nostri genitori.

“Gran parte di questa differenza di empatia è legata al modo in cui i genitori riprendono i propri figli. I bambini sono più empatici quando il rimprovero comprende un forte richiamo dell’attenzione sulla sofferenza e il disagio che il loro comportamento sbagliato ha causato a qualcun altro. In altre parole, quando essi dicono: “Guarda come l’hai fatta soffrire”, invece di “È stata una cattiveria.” Inoltre, l’empatia dei bambini si forma osservando il modo in cui gli altri reagiscono alla sofferenza altrui. Imitando ciò che vedono, i bambini sviluppano un repertorio di risposte empatiche, che usano soprattutto quando aiutano altre persone che stanno soffrendo.”

Per migliorare l’empatia il modo migliore è immedesimarsi con gli altri, ovvero, iniziare a vedere e percepire il mondo con gli occhi della persona con cui stai interagendo. Per esempio, puoi iniziare a chiederti cosa sta pensando, cosa sta provando la persona che ho di fronte?

LA GESTIONE DELLE RELAZIONI

Gestire le relazioni vuol dire essere in grado di comunicare efficacemente, e soprattutto saper gestire e influenzare le emozioni altrui. Tuttavia, il saper relazionarsi con gli altri si basa sui precedenti pilastri, ovvero, autocontrollo ed empatia. Nel libro viene spiegato come le emozioni siano contagiose. Viene riportato l’esempio di un plotone di militari americani, impegnati nella guerra in Vietnam, che, per un giorno intero, persero tutta la voglia di combattere perché videro un gruppo di monaci attraversare la linea di fuoco, che li separava dai vietcong, come se nulla fosse, completamente calmi e sereni.

“Il potere pacificatore esercitato sui soldati nel pieno della battaglia dalla calma serena e coraggiosa dei monaci illustra un principio fondamentale della vita sociale: le emozioni sono contagiose.”

Sicuramente anche te conosci una persona solare e allegra che, una volta entrata in una stanza, mette tutti di buon umore. Una persona del genere ha una relazione con gli altri fuori dal normale. Non c’è nulla di più prezioso che riuscire a cambiare positivamente le emozioni di qualcuno. Infatti, il saper influenzare positivamente le emozioni altrui è una caratteristica di un leader.

“In ogni interazione, noi inviamo segnali emozionali che influenzano le persone con le quali ci troviamo. Quanto più siamo socialmente abili, tanto meglio riusciamo a controllare i segnali che emettiamo; l’intelligenza emotiva comporta la capacità di gestire questi scambi; “simpatico” e “affascinante” sono i termini che usiamo per indicare le persone con cui ci piace stare perché le loro capacità emozionali ci fanno star bene. Le persone capaci di aiutare le altre a placare i propri sentimenti hanno una dote sociale particolarmente apprezzata; sono queste le persone alle quali gli altri si rivolgono nei momenti di maggior bisogno.”

Per riuscire ad influenzare gli altri, ovviamente, dobbiamo essere prima capaci di influenzare positivamente noi stessi. Ovvero, dobbiamo saper gestire le nostre stesse emozioni.

Di solito non consiglio apertamente una lettura, questa volta, però, farò un’eccezione perché questo libro mi ha colpito veramente molto. È pieno di spiegazioni e consigli utili, su come migliorare la propria intelligenza emotiva, tutti basati su ricerche scientifiche. Infatti, somiglia molto ai “Sei pilastri dell’autostima.”

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